Il mio viaggio in Groenlandia e le mie catture

Il ronzio del bimotore che ci aveva portato a Sisimiut era ancora un'eco lontana nelle orecchie quando i nostri piedi toccarono il suolo groenlandese. Ma il vero viaggio, quello che porta fuori dal mondo conosciuto, iniziò sulla banchina del porto. Lì, una piccola imbarcazione ci aspettava per inghiottirci nel labirinto dei fiordi, dove l'acqua è uno specchio d'acciaio e le montagne pareti verticali che sfidano il cielo.

Navigammo per ore, scivolando tra giganti di ghiaccio e silenzi carichi di attesa, finché all’orizzonte non apparve lei: l'Isola. Non era solo un pezzo di terra emersa, era un santuario. Al centro, incastonato tra la roccia e il muschio, un piccolo cottage in legno ci osservava. Sembrava nato spontaneamente dal terreno, una dimora da fiaba nordica posta a guardia di un regno incontaminato.

Il Risveglio nel Nulla

La prima mattina fu uno shock per l'anima. Aprire la porta del cottage significava essere investiti dal "profumo del niente": un’aria così pura, fredda e priva di contaminazioni umane da risultare quasi stordente. La nebbia, fitta e morbida come lana, avvolgeva i nostri spot di pesca, nascondendo i contorni dei laghi e dei torrenti che solcavano l'isola come vene d'argento.

Camminavamo nel silenzio assoluto, interrotto solo dal respiro della terra. Poi, d’un tratto, apparivano loro. Le alci. Maestose e immobili, ci fissavano con uno sguardo perplesso, quasi volessero chiederci cosa cercassero quegli strani esseri bipedi nel loro giardino segreto. Non c’era paura nei loro occhi, solo la calma superiorità di chi possiede il tempo. Ci sentivamo intrusi, è vero, ma intrusi accolti con una nobile indifferenza.

La Danza dei Colori

Quando la nebbia si diradava, esplodeva la magia del Salmerino Artico. Immergere la lenza in quelle acque cristalline era un atto sacro. E quando il pesce abboccava, la lotta non era solo fisica, ma cromatica: il salmerino emergeva dall'acqua portando con sé i colori dell'aurora e del fuoco, un arancio vibrante che sfidava il grigio della roccia.

Sotto quella luce irreale — un sole che non sembrava mai voler andare a dormire, ma che restava sospeso in un eterno tramonto dorato — la nostra percezione della realtà mutava.

  • Il tempo non era più scandito dagli orologi, ma dal ritmo dei lanci.

  • Il rumore era solo quello dell'acqua che scorreva.

  • L'anima smetteva di lottare con i pensieri quotidiani e si sposava, finalmente, con il territorio.

In quei giorni, abbiamo smesso di essere pescatori e siamo diventati parte del paesaggio. Eravamo un tutt'uno con la roccia, l'acqua e il respiro della Groenlandia. Ce ne siamo andati lasciando un pezzo di noi in quel cottage di legno, sapendo che, in qualche angolo remoto del mondo, esiste ancora un luogo dove il silenzio ha una voce e la natura è la sola, vera sovrana.


Giornate di pesca indimenticabili con alcuni amici